Stasera, dopo l’iniziale forse stupida idea di descrivere un evento, con il fare di chi, critico nei modi ma disinteressato di fronte all’argomento, avrebbe finito con lo sparare sentenze senza comunque avere la minima idea di cosa descrive, ho deciso di PENSARE, perché ciò che mi è accaduto non è riducibile ad una semplice cronaca.Purtroppo il mio racconto inizia dove un altro finisce, sul ciglio di una tangenziale poco illuminata e tra lamiere ad avvolgere con fatale morsa. In queste ore travagliate tuttavia un’immagine non scorderò mai, che realizza il rapporto tra la mia esperienza ed il destino che ci guida.
Guardando la salma dall’esterno della sala, mi è parso di scorgere quella sottile aura che circondava l’evento, colorandolo di mistica e dorata tempera. Girandomi di scatto tuttavia mi sono trovato di fronte ad una persona che, nel disperarsi, mi ha trascinato nel suo immenso dolore davanti al quale mi sentivo impotente.
Nello stesso momento due diversi tasselli della medesima realtà si univano, generando un apparente contrasto. Quello per me era l’urlo della vita, che come nella nascita, in un bambino ancora unito fisicamente alla madre, si sfoga in pianti e grida, così, nei confronti d’una perdita, chiede con forza la risposa a questo dolore.
Sino ad ora non mi sono sentito mai così vivo come in quel momento, dove il richiamo a ciò che non posso sperare di comprendere è così forte, ma che senza spiegazioni mi viene posto ogni giorno di fronte come una ferita aperta, a perenne monito.
Se non fosse per quest’esperienza, io non sarei qui, trascinandomi di fronte ad una tastiera e chiedendomi il senso di fatti passati e “presenti”, senza i quali il mio giudizio sarebbe diverso.
Un solo momento può ribaltare la tua vita, condurti dove ciò che ti è vicino ha un senso, e salvare anche un secolo di menzogne.
Gigi


